Giro delle Repubbliche Marinare

 

 

Protocollo

  • Presentazione e approccio

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    Presentazione

    Il giro delle Repubbliche Marinare é un percorso creato da Fulvio Gambaro, fondatore e gestore dei Ciclofachiri (vedi sito). I ciclofachiri sono una delle organizzazioni italiane che promuovono ed organizzano randonnee, brevetti e percorsi cicloturistici di lunga distanza in Italia. Il  "gioiellino" dei ciclofachiri rappresenta il Giro delle Repubbliche Marinare. Il brevetto é omologato Acsi Ciclismo ed é fattibile anche come brevetto permanente. Grazie al clima mediterraneo é fattibile tutto l´anno.

    fonte ciclofachiro

     Con 2.200 km e passa 19.000 metri di dislivello é un giro con una certa garanzia di fattibilitá per chi é allenato un po e sa darsi i tempi necessari. Il Giro passa attraverso vari punti di controllo per le storiche Repubbliche Marinare e connette Venezia con Genova, Pisa e Amalfi. Sul sito dell´organizzazione si trovano in modo spartano tutte le info necessarie per chi veramente vuole darsi da fare e iscriversi. Questo modo spartano, lontano dal materialismo e dai grandi show é caratteristico per i ciclofachiri e la maggior parte dei brevetti italiani. Metto un grande mi piace.

     

     

    Traccia, strategia ed equipaggio

     

    Il percorso ufficiale é diviso in 24 traccie da circa 80km ed un massimo di 1300metri di dislivello per tappa. 

    La tabella altimetrica dimostra dislivelli modesti. Con 19 mila metri di dislivello le difficolta sono sicuramente altre che le montagne. È una sfida vera e propria per me che sono allergico contro le pianure, il caldo e  l´afa in generale. Con la teoria di percorrere tre o quattro tappe in un giorno il Giro delle Repubbliche Marinare é fattibile senza grandi problemi in 8 giorni per chi é allenato un po e sa come gestirsi. Con la modalitá "brevetto permanente" non ce fretta e c´é spazio per esplorare i centri turistici e storici. 

     

     

    Per quanto riguarda la strategia di viaggio..... Ogniuno di noi é diverso e ha altri bisogni e preferenze. C´é chi é nato per distruggersi e viaggia senza dormire per piú giorni. C´é chi ama dormire nell umido dei prati per terra accompagnato da insetti e serpenti. C´é chi dorme sotto i ponti o nelle zone bancomat. C´é anche chi si porta dietro la tenda o il sacco bivacco. Siamo tutti diversi. 

    Io per me le ho provate tutte e posso dire che se posso preferisco dormire in strutture alberghiere. Solo nell albergo riesco a recuperare come devo. Ma come detto siamo tutti diversi. Quindi il mio piano é di dormire in strutture alberghiere lungo la traccia. Nelle zone dove mi sento sicuro, riparto ogni giorno molto presto almeno prima delle 4 della mattina e viaggio in modo leggermente accelerato fino le 5 del pomeriggio per poi andare alla ricerca di un albergo prima che diventi buio. Tutto li. Questo modo di pedalare funziona molto bene per me, anche per piu settimane. In tale modo evito di pedalare durante pericolisi fasi di sonno e non corro il rischio di commettere errori fatali per colpa della stanchezza.

     

    La tabella di marcia, che serve per tenere d´occhio i progressi. Cosi ogni giorno posso fare i conti. Perché, anche se siamo randagi su due ruote che amano il viaggio e lo spirito libero, alla fine della giornate non contano le belle parole, ma i numeri che abbiamo scritti sull asfalto. C´est la vie.

     

     

    Ormai coll equipaggio dopo anni di sperimentazioni penso di aver trovato il mio setup preferito. Semplice, effettivo, leggero e le cose importanti sono raggiungibili in pochi secondi anche sotto la pioggia. Peso complessivo 11,95kg.

     
  • Statistica - spese - chilometraggi - dislivelli - calorie

     

    È ora di parlare di numeri. Parliamo di fatti. 

    I numeri parlano chiaro:

     

    Altroché andare oltre.... 

    quella tentazione per me c´era una volta.

     

    Ultimamente ciclisticamente parlando mi evolvo piú in direzione "randagio soft"

     Mi sento come un miscuglio tra randonniere e cicloturista.

    E mi trovo bene cosi. Ale! Ale!

     

     

     

    Spese: 

    Costo d´iscrizione: 5Euro + spese paypal

    Spese andata e ritorno in treno Bolzano-Mestre Trenitalia: 38,80 Euro

    Spese varie di viaggio senza pernottamenti con e senza scontrino: 356,70 Euro

    Spese per alberghi e cene: 491,50 Euro

    Totale in otto giorni di viaggio: 892,65 Euro

     

     

     

    Cardio - Distanza - Altimetria - Watt e co:

     

     

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    Distanza totale: circa 2.228km - circa 16-17.000metri di dislivello

    Tempo percorrenza senza tenere conto delle ore di sonno: 89ore 44minuti

    Tempo totale: 8giorni

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    Media in movimento 25km/h

    Media totale con le pause senza calcolare le ore di sonno: 19km/h

    Media totale considerando tutte le pause calcolata manualmente 12km/h

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    Calorie bruciate durante le pedalate: 37.000kcal

    Battito max 161

    Battito min 61

    Media battito 118

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    Watt max 615

    Watt media 87

    Pedalata media 68

    Pedalata max 120

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    Pendenza media percorso 2%

    Pendenza max 27% ??

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    Zone cardiache:

    <114bpm = 36ore 22min

    >114bpm - 133bpm = 35ore 19min

    >133pbm - 152bpm = 17ore 20min

    >150bpm - 171bpm = 0ore 42min

    >171bpm - 190bpm = 0ore

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    Zone watt:

    0 - 140 watt: 82ore 17min

    >140 - 190 watt: 06ore 46min

    >190 - 220 watt: 0ore 28min

    >220 - 265 watt: 0ore 5min

    >265 - 302 watt: 0ore 1min

    >302 - 377 watt: 0ore 2min

    >377 - 2000watt: 0ore 2min 

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  • Giorno 1

    Primo giorno:

    Dopo l´arrivo in treno a Mestre ed una velocissima visita a Venezia mi reco verso il punto di partenza a Malcontenta un paesino pochi chilometri da Venezia. 

    L´albergo Palladino si trova direttamente sul punto di partenza.Viaggio da solo. Il solito compagno di viaggio anche sta volta ha altri impegni. Ed io non ho la minima intenzione di cercarmi un suo sostituto. Perché con i spontanei compagni di viaggio la storia é spesso la stessa. Loro sono come le morose non scelte per bene. Ad un primo momento ti vanno bene ma poi strada facendo trovi i loro difetti che ti rompono le scatole. Inizi a sprecare inutilmente energie e nervi. Perdi tempo e voglia. E cosi preferisco sin da subito essere onesto con me stesso accettando che magari sono anche un tipo strano, ma sono un tipo che sa cosa vuole e dove vuole arrivare. E cosi con la testa chiara e con niente da rimpiangiere parto in solitaria. Io e la bicicletta. Aperto per nuove sfide, avventure e conoscenze.

    Dopo aver trascorso la notte in albergo mi alzo alle 3 della mattina. Mi vesto. Ed evito subito il primo errore che avevo fatto i primi giorni durante Italiainbici nel 2016, dove il sole mi aveva bruciato il viso e dormivo male le prime notti. Ho imparato. Sta volta mi metto la crema solare. Fattore 50. Anche se é notte la metto comunque. Alle 3 e mezza si parte come pianificato. Il piano é di partire i primi giorni sempre almeno alle 3 della mattina. Poi quando arrivo in territori dove magari mi sento meno sicuro o le condizioni stradali peggiorano, viaggiero solo durante le ore diurne. Penso che questa tattica va molto bene e probabilmente funzionerá per me anche in futuri giri fuori dall Italia. 

    Il primo giorno prevede praticamente solo pianura tranne una collinetta nel parco dei Colli Euganei. Si attraversa in poche parole l´intera Pianura padana. Si passa anche per le province di Reggio Emilia, Verona, Vicenza e Padova. Insomma Pianura!! Ho molto rispetto del primo giorno. Pensavo di essere molto debole in pianura, perché non ci vado mai. A casa sulla ciclabile lungo la Val d´Adige negli allenamenti dopo 15 minuti in pianura perdo la motivazione e decido di girare a destra o a sinistra per salire su per qualche maso o passo in montagna. Ed invece adesso qui nella pianura infinita vado come un treno. Non vado veloce e non vado piano. Vado costante con una velocita leggermente accelerata, non mi fermo e mi sento bene. Durante la giornata si passa per vari castelli.

     A Mantova si passa per la strada del riso e dei risotti. Tutto il giorno c´é poco da vedere che risaie e diversi campi. Tutto il giorno c´é un odore strano nell aria. Un odore di erba marcia o secca. Non riesco a capire lo provenienza. Lungo i campi infiniti si notano enormi trattori dei contadini. Sembra che nei piccoli borghi e paesi lungo la traccia i contadini tra di loro fanno la gara di chi ha il mezzo piu grosso in stalla. Con un sorriso penso: "Insomma tutto come a casa tranne la pianura." Dopo 280km piu o meno pianeggianti verso le 4-5 del pomeriggio decido di andare alla ricerca di un albergo per la notte nella localita di Fiorenzuola d´Arda. E subito all entrata della citta trovo una baracca di albergo nominato Hotel Arda. Una camera di quelle, che neanche al sud le trovi. Niente climatizzatore. Muffa e puzza dapertutto. 50 Euro per la camera senza colazione. Robba da matti.

     In camera mi cambio e vado a mangiare qualcosa e faccio la spesa per la colazione. In un centro commerciale compro due panninoni con salami e formaggio piú un litro di succo di frutta. Trovo un ristorantino locale dove si mangia bene. Si mangia pesce fritto, un insalata mista e si beve un litro di acqiua minerale. Dopo un gelato artigianale in paese ed un po di visita nel centro del paese vado a letto verso le ore 9 di sera. 

    Il primo giorno é andato molto bene. Stato d´animo alle stelle. Zero problemi e zero imprevisti. Tutto va alla grande. Si viaggia. 

     

  • Giorno 2

    Secondo giorno:

    Con il secondo giorno si entra nel vivo del Giro delle Repubbliche Marinare. Giorno due é un giorno per scalatori con un percorso proprio come mi piace. Tutto il giorno ci sara un su e giu infinito con piccole rampe da 5-10km. Come giá il primo giorno parto poco dopo le tre della mattina al fine di raggiungere senza grandi problemi il chilometraggio necessario e magari per accumulare qualcosina in piu. 

    Sono ormai abituato alle pedalate notturne, ma devo ammettere che un po di nervosismo in pancia c´é sempre quando pedalo lungo strade che non conosco. Gira aria d´avventura pura. L´atmosfera avventuriosa e misteriosa lungo le buie strade piacentine coperte dalla nebbia notturna é speciale. Ad un tratto la strada fa strane curve nell infinita pianura come se girasse a qualcosa intorno.

     Dopo un mezz ora di girotondi arrivo ad una segnalazione stradale e capisco che ho fatto un giro intorno all aereoporto militare di Piacenza. Mentre faccio due tre foto col flash si accendono le luci nell area dove sto facendo delle foto e da lontano si avvicina una guardia di sorveglianza con una Jeep. Decido di andare avanti prima di creare inutilmente confusione. 

    Poco dopo l´areoporto militare di Piacenza mi lascio finalmente dietro le spalle le pianure infinite. Inizia un infinito falso piano di una cinquantina di chilometri lungo boschi rinfrescanti per raggiungere poi la salita verso il passo Zevallo che si trova nella provincia di Parma. Arrivo in cima poco dopo l´alba. Sono salito talmente veloce, che sono rimasto un po sorpreso di me stesso. Sapevo di andare straforte in salita. Ma non pensavo di essere anche talmente forte con una bici piena di tasche che pesa 12kg. E di nuovo mi viene la conferma che la mia filosofia di diventare veloce con gli anni andando piano e costante nella maggior parte degli allenamenti é propria la filosofia giusta per me. Sono contento e sento che come ciclista mi trovo su una buonissima strada che funziona per me molto bene anche nel tempo.

     Stramotivato e convinto dei miei modi di fare mi rimetto a pedalare dopo aver fatto le mie foto. Pochi chilometri dopo il passo Zevallo arriva il passo Tomarlo ed il passo della Scoglina. Con lo stato d´animo alle stelle l´infinito su e giu sta diventando una passeggiata e senza accorgermi ho oltrepassato l´Appenino Piacentino. La vista é stupenda e regala il primo contatto visivo con il mare Tirreno sulle Colline pochi chilometri di Genova.

    Dopo la discesa verso Genova inizia l´ultima salita del giorno. Salgo il passo del Bracco. Il Bracco lo conosco ancora da Italiainbici e lo intraprendo a tutta. Dopo un mezz oretta é raggiunto anche lui. La vista in Cima é stupenda. Il mare che ti ride in faccia e sulle spalle ti trovi la vista sulle colline delle Cinque Terre di Genova. Sono giá le ore 4 e decido di andare alla ricerca di un albergo.

    Dopo il passo del Bracco c´é solo discesa, tranne un piccolo strappo di cinque-sei chilometri. Decido di finire la tappa e di fermarmi al primo albergo che mi capita. La tappa finisce a Borghetto di Vara e trovo li un albergo (Hotel Belvedere) per riposare. Oggi sono stati fatti 260km e 5000metri di dislivello positivo. Dopo aver preso la camera inizia la routine giornaliera: 1) lavare i vestiti e metterli da qualche parte dove possono asciugarsi prima delle tre della mattina. 2) fare la barba e l´igiene corporea. Randagi si - barboni no  3) andare a fare la spesa per la colazione ed il rifornimento per i primi chilometri del giorno successivo. 4) Dopo aver fatto tutto questo, si va a mangiare e godersi la serata. controllando pero che si dorme per almeno quattro/cinque ore. In tale modo me la sono cavato fin ora senza grandi problemi e divertendomi alla grande in tutti i miei giri. Sono convinto che in tale modo ogniuno di noi é capace di andare fino alla fine del mondo. Basta avere un po di grinta e buona volonta. Tutto li. Non servono integratori alimentari, dispositivi speciali, formule complicate per calcolare chi sa cosa. Il trucco sta nel rendere le cose semplici. Come dice gia K. Allegeart, un grande ciclista del presente: Tieni le cose semplice - Rimani in movimento - Rimani concentrato. Per me basta giá se sono capace di tenere le cose semplice. Il resto per me vale solo in parte, perché non sono un gareggiatore. Viva il randonniere ed il randagio su due ruote. 

    Nel ristorante dell albergo si mangia spaghetti alle vongole e spiedino di pesce con insalata. Bevo un litro di acqua ed una lattina di fanta. Spese di pernottamendo con la cena 55 Euro. Dopo cena vado in piazza. Mi raccontano che di turisti a Borghetto di Vara ne vedeno pochi. Perché? Facile, perché non c´é niente da vedere. In piazzia incontro altri cicloturisti. Dopo due birrette e qualche chiacchera vado a dormire verso le ore 10. 

  • Giorno 3

    Terzo giorno:

    La sveglia del garmin suona alle due e mezza della mattina. Prima di alzarmi sento un po come sono messe le gambe. Loro ci sono e non sento segnali di stanchezza o altro. Anzi danno sensazioni buone. Allora decido di alzarmi. Dopo aver mangiato i due paninoni che avevo comprato per la colazione e dopo un mezzo litro di succo di frutta mi pulisco i denti, lascio l´albergo e mi rimetto in sella alle tre. Aspetta una lunga giornata in pianura.

    Dopo Borghetto di Vara la traccia si snoda lungo il fiume Vara in direzione mare Tirreno. La strada in direzione mare a tratti percorre le strade di Italiainbici. Per raggiungere il mare si passa attraverso vari piccoli borghi. L´atmosfera nelle buie strade boscose é un po intensa. In modo silenzioso passo dai tanti masi che si trovano lungo le strade. Cerco di pedalare al fine di non fare rumore con la catena. Ma poi ogni tanto lo succedo. Il click clack della catena tira l´attenzione del cane ricoglionito del maso dove passi. E non c´é piu niente da fare. È una reazione a catena. Dopo il primo cane inizia il secondo, poi il terzo e cosi via . Dopo un paio di minuti tutta la valle abbaia. Diventa un concerto di cani abbaianti. Il cuore mi batte fino al collo. Meno male che in Piemonte e Toscana per i cani sui masi esistono i recinti. Un oretta dopo verso le quattro della mattina raggiungo il lungo mare situato circa una trentina di chilometri a sud di La Spezia. Alle quattro della mattina sul lungo mare regna il vuoto. Non ci sono macchine, non ci sono turisti. C´é un silenzio spaventoso. Dopo la tensione nella valle lungo il fiume Vara con il concerto dei cani abbaianti ora il lungo mare buio e silenzioso sembra il paradiso. Pedalando di notte lungo il mare in zone illuminate ed abituate provo un certo sentimento di sicurezza. I tuoni delle onde lungo le spiaggie rilassano la mente. E cosi succede che sono meno concentrato pedalando lungo le 4 corsie vuote. Scopro subito che non essendo concentrato, un normale buco per strada puó diventare un insidia molto pericolosa. Ma assicuro che dopo i primi contatti con i crateri del lungo mare uno impara a stare piú attento. 

    Dopo 70km si lascia il mare per raggiungere Pisa verso le ore sette della mattina. Questa mattine il sole sorge proprio in fronte di me. Pisa e la sua torre storta fanno impressione. Il centro storico della citta merita di essere visitato. Dopo un caffe ed una brioche mi rimetto a pedalare sulla strada del Vino in direzione Castagnetto che si trova piú avanti nell interno del paese. Ora si che si nota di essere in Toscana. Noto colline infinite piene di vite e ulivi. I panorami classici della Toscana trasmettono sentimenti nostalgici. Sulla strada del vino incontro altri cicloturisti della Germania e pedaliamo un po insieme. Sono contento quando dopo pochi chilometri ad un incrocio si dividono le nostre vie. Sti tedeschi erano troppo chiaccheroni per i miei gusti. Probabilmente avevano bisogno si parlare perché come mi hanno raccontato, era da 3 settimane che non hanno trovato nessuno con qui parlare tedesco. Dopo un saluto veloce io giro in direzione Grossetto mentro loro si spostano verso Aurelia per visitare un tempio o una chiesa..... non sono riuscito a capire.

    Nei d intorni di Grossetto c´é pianura infinita. Almeno lungo la traccia. Tu puoi guardare dove vuoi, una collina la hai sempre li davanti tutto il giorno. Ma la traccia si snoda imperturbabile la sua via intorno queste colline attraversando in pianura enormi campi di grano e pelati. Sotto il calore spietato del sole vedo enormi campi colorati di giallo con ognitanto qualche ulivo o quercia sui lati che regala un po di ombra ai lavoratori dei campi che fanno la loro pausa di pranzo. Acqua a volte in questi posti é rara. E le fontane sul garmin non sono segnalate. Invece le chiese si. Mi riccordo i consigli di un vecchio lupo randagio, che mi raccontava con occhi lucidi le sue avventure in lontane terre secche. Lui aveva trovato acqua potabibile nei cimiteri. Oggi pomeriggio dopo ore al caldo lungo queste infinite pianure abbandonate anche io avevo finito gia da tempo l´acqua. Ad un tratto in mezzo nel niente passo da un cimitero e subito mi viene in mente il vecchio lupo e la sua storia. Ed acqua fu. Trovare acqua potabile e bella fresca quando hai sete ed eri senza per ore é come una redenzione. 

    Sono le ore quattordici. Decido di fare ancora una ottantina di chilometri fino a Manciano per poi andare alla ricerca di un albergo. Dopo 350km del terzo giorno raggiungo Manciano verso le diciotto. L´alberghiera, una donna simpatica ma purtroppo ed evidentemente senza esperienza con ospiti cicloturistici, mi costringeva di lasciare la bici fuori all aperto nel cortile pubblico non sorvegliato. Dopo una piccola discussione ho potuto convincerla di poter mettere la bici almeno in un angolo non aperto al pubblico dietro la casa. Attacco la bici con il lucchetto al muro a faccio le mie solite cavolate prima di recarmi a cena. La cameriera del ristorante dove mangio una signorina simpatica e molto vivace pensa che sono un turista tedesco e senza lasciarmi spiegare inizia a citare il menu in lingua inglese. E questa parla come una fonte infinita. Quando poi capisce finalmente che sono un italiano, si é rotto il giaccio e diventa una bella cena con qualche risata. Sta sera si mangia cinghiale e si beve il buon vino fatto del contadino locale. 

    Manciano é un bellissimo borgo in mezzo nella terra toscana. La citta fu costruita su una collina rocciosa. Infatti per raggiungerla bisogna salire una strada di un paio di chilometri con pendenze fino all otto percento. Manciano é pieno di scaline. Le casette sono praticamente costruite sulle roccie. Un po come Matera al sud. Il comune di Manciano si trova sul punto piú alto della citta dove si trova anche la vecchia torre della cittá. Dalla cima della torre si ha una buona visuale sulle colline e pianure toscane fino al mare. L´atmosfera col tramonto é speciale. 

    Il terzo giorno é il giorno piú impegnativo di tutto il giro. Per colpa del continuo controvento in pianura durante il pomeriggio oggi é stata una battaglia di quasi 15 ore in sella con 350km. Ho fatto bene di alzarmi presto alla mattina. Alle nove dopo aver cenato vado subito a dormire

  • Giorno 4

    Dopo la colazione inizia il quarto giorno.

    Di notte a Manciano nelle colline della Toscana le temperature sono belle fresche. Quando alle tre e mezza della mattina lascio l´albergo per rimettermi in sella fa freddo e tutto é molto umido e nebbioso. Mi metto la giacca antipioggia per proteggermi un po dall umido ed entro nel buio della notte. Dopo un po l´atmosfera nostalgica e romantica della citta di Manciano é aria passata. Ispiro di nuovo aria avventuriosa. Il buio mattutino sugli altipiani toscani lungo la strada provinciale Campigliola aumenta la tensione. 

    Ad un tratto dal niente pochi centinaia di metri distante sento degli spari ripetuti nei campi lungo la strada buia. Sono i cacciatori che nel buio della mattina vanno a caccia di chi sa cosa. Con la paura di essere colpito da un proiettile ho il cuore che mi batte a mille. Poi all improvviso sento un rumore strano. È come se dai prati si avvicinasse un cavallo infuriato verso la strada. D´istinto tocco i freni e proprio in quel momento uno o due metri davanti a me un cinghiale grande come un pastore tedesco mi taglia la strada a tutta. E sentendo altri spari mi prende il panico. Non so come reagire. Mentre pedalo sulla provinciale lungo i campi vuoti il panico accompagnato dagli spari dei cacciatori diventa sempre piú intenso. Mi catturo come, tirato dalla paura la mia testa si blocca. C´é tanta negativitá e insicurezza. La situazione é insopportabile. Mi viene la voglia di gridare e di piangere nello stesso momento, come un piccolo bambino che nel supermercato ha perso d´occhio la sua mammina. Capisco che cosi non posso continuare. Dopo un paio di respiri profondi decido di ignora tutti i pensieri che mi passano per il cervello e di concentrarmi solo all essenziale: Respirare, tenere gli occhi unicamente sulla strada, rimanere in movimento e stare attento di non uscire dalla traccia. Ci vuole un po, ma  pian piano riesco a calmarmi e di concentrarmi nuovamente. Questa mattina affronto le tre ore piú lunghe ed intense della mia vita ciclistica fin ora. I spaventi mattutini magari mi hanno rallentato ma verso le sei e mezza i primi 50 km sono fatti e l´alba é come una redenzione. Con i primi raggi del sole in faccia mi sento come rinato. Sento che al momento vivo attimi di pura vita. Dopo l´alba lo stato d´animo é prorpio alle stelle. Con un sollievo parlo con me stesso: Che viaggio!

    Coll´alba lascio la Toscana ed entro nel Lazio. Che dire? Lazio ed io.... noi best friends non diventeremo mai. Il territorio intorno a Roma é un unico disastro. Strade sporche, puzza e prostitute in ogni angolo libero. Una volta tutte le strade portavano a Roma. Il fascino divino di Roma? Per me c´era forse una volta e secoli fa. Passo anche dall´areoporto Fiumicino di Roma. Il Fiumicino é un areoporto enorme. Non mi sono mai accorto che l´areoporto é circondato da un parco naturale.

    Il percorso si snoda intorno la periferia di Roma evitando la citta ed il grande traffico della capitale.  Sono contento quando entro nella provincia di Latina. Dopo circa 200km mi trovo di nuovo sul lungo mare. Passo attraverso panorami stupendi per Marina di Latina. 

    L´aria salata del Mar Tirreno lascia dimenticare le miserie di Roma. Verso le quattro del pomeriggio dopo 275km decido di fermarmi in un albergo lungo il mare per godermi un po la spiaggia. Sta sera si mangia pesce con verdure. Per la colazione mi lascio fare due panini in albergo. 

    Il quarto giorno é l´unico giorno dove viaggio tutto il giorno in solitaria senza parlare o incontrare qualcuno, tranne qualche succhia ruote.  Anche in albergo mi trovo un po solitario. La giornata peró é stata molto intensa. Il cinghiale e gli spari in Toscana non li dimentichero mai. Facendo i calcoli in albergo vedo che sto andando molto meglio del previsto e che arrivero anche prima del previsto. Visto che c´é tempo piú che abbastanza, decido di viaggiare da addesso in poi solo con la luce diurna al fine di minimare i rischi. 

  • Giorno 5

    Il quinto giorno mi alzo alle sei della mattina. Ho dormito piú di otto ore. 

    Con 1144km e scarsi 8724 metri di dislivello nelle gambe probabilmente ne avevo bisogno. Ho riposato molto bene durante la notte ed ora mi sento in forma. Ho fame. Un buon segnale per me. Chiamalo superstizione o esperienza... non lo so. Ma quando alla mattina ho fame allora so che é tutto a posto. Invece quando manca la fame giá alla mattina, allora di solito qualcosa non quadra. Mentre preparo tutto per la partenza mangio i miei soliti due panini e bevo il mio mezzo litro di succo di frutta. Dopo un ultima visita in bagno mi rimetto in sella. 

    Oggi si va da Terracina verso Itri. Da Itri raggiungo Caserta attraverso Cascano. Da Caserta passo per il Vesuvio e per Pompej. Raggiungo la Costiera Amalfitana attraverso una salitella nel parco regionale dei Monti Lattari. Dalla Costa d´Amalfi salgo una collinetta di una quindicina di chilometri verso il Monte di Chiunzi, per scendere poi dall altra parte e cercarmi un albergo nelle vicinanze di Nocera. Nella quinta giornata faccio 290km e circa 4000 metri di dislivello. 

    Era la paura, per la quale il giorno prima mi sono gia fermato poco dopo le quattro del pomeriggio a Terracina. Avevo tanto rispetto della strada che adesso porta ad Itri. La strada la conosco ancora dell anno scorso da Italiainbici dove la traccia era simile. E li in cima sulla strada verso Itri nella tarda sera avevo incontrato due cani pastori rincoglioniti che sorvegliarono le pecore. Non avevo la minima intenzione di ripetere l´avventura che avevo vissuto all epoca su in quelle colline isolate poco prima che era diventato buio. E cosi magari anche con un po di umorismo nero ho preso nella sera del quarto giorno un albergo un po troppo caro per festeggiare un po l´ultima cena. Volevo a tutti i costi riposare bene e dormire anche piú del necessario, al fine di essere al cento per cento in caso d´urgenza. Il piano era di passare l´inferno subito alla mattina quando circolano i contadini e la strada é piú trafficata.

    Con un po di tensione nella pancia parto verso le sei e mezza della mattina in direzione Sperlonga per lasciarmi nuovamente dietro le spalle il Mare Tirreno e per iniziare con il tratto di 30 km che porta verso Itri. Il primo tratto si sale per circa 10 chilometri con panorami splendidi fino in cima. Le temperature sono belle fresche e l´aria salata fa molto bene. Il sole mi splende in faccia e dimentico i cani probabili e le pecore che potrebbero bloccare la strada. Vedo turisti e trattori che mi vengono incontro. E capisco che magari sta volta invece di impaurirmi  potrei anche divertirmi ed iniziare a godermi nuovamente lo spettacolo panoramico. Dopo la prima salita entro in un lungo tratto pianeggiante che si snoda intorno campi e masi isolati. Noto i fichi selvatici  che crescono ovunche. Mi godo l´aria saporita ed il sole che mi sblende in faccia. Poi dopo un altra decina di chilometri arriva il secondo strappo di circa otto chilometri prima che si scende per Itri. Era li che mi salutavano i cani e le pecore che mi bloccavano la strada in quella famosa tarda sera. Ma oggi non ce nessuno. Passo in pace mentre mi riccordo ancora una volta gli attimi ormai passati un anno fa. Con un sollievo raggiungo Itri. Avevo fatto un gran tam tam per niente. E capisco che magari a volte sono troppo prudente e mi complico la vita per niente. Ma decido che va bene cosi. Meglio un randagio prudente che un randagio ferito. 

    Dopo Itri la strada porta verso Caserta. La strada per Caserta a tratti ha un alta densita del traffico. Sono un po grato che ogni paio di secondi mi passano le macchine ed il traffico pesante. Cosi almeno non sono solo. Raggiungo un gruppo di ciclisti e pedalo un po con loro. Uno di questi ciclisti mi dice che la settimana scorsa era stato in Alto Adige. Aveva partecipato all´Ötztaler Radmarathon. E mi racconta della sua eperienza sui passi di casa mia. Racconta del brodo con riso che gli avevano dato al punto di rifornimento in cima al passo Giovo in quota 2000 metri . Racconta del vino e delle mele che aveva comprato sulla via di ritorno. Con un po di nostalgia ascolto le sue parole e penso ai tanti giri che avevo fatto quest anno. Gli racconto della filosofia delle Randonnee, del Tour d´Ortles e della suprema Valtellina Extreme. Lui sembra molto interessato al concetto delle Randonnee. Dopo una trentina di chilometri le nostre strade si dividono ed io continuo in direzione Caserta, mentro gli altri ciclisti girano per ritornare non so dove. 

    Verso mezzogiorno raggiungo Caserta. La condizione stradale delle strade di Caserta si trova in uno pessimo stato. Sono contento di aver montato i copertoni da 25. Dopo una quarantina di minuti esco dal traffico spietato di Caserta e continuo su strade secondarie per andare in direzione Costiera Amalfitana. Dopo Caserta inizia a piovere. La pioggia é benvenuta e pulisce un po l´aria sporca. Non pensavo che l´aria al Sud sia cosi sporca. Tutto il giorno si sente un odere di bruciato. I tanti piccoli incendi nei boschi ed il bruciare delle mondizie lungo i campi é una tortura per i miei polmoni. 

    Nel tardo pomeriggio raggiungo la Costiera Amalfitana attraverso una salitella di 10 chilometri nel parco dei Monti Lattari. Nel fratempo ha anche smesso di piovere. Agli inizi di settembre Amalfi non é cosi frequentato come in agosto. La strada é praticamente vuota. Percorrere la Costiera Amalfitana in bici sulla strada quasi vuota é un esperienza fantastica. Il continuo su e giu lungo la costa é un gran bel divertimento.

    Dopo un oretta sulla costiera ad Amalfi arriva una salita impegnativa di quindici chilometri verso Breccelle. So che é tardi e sarebbe ora di andare alla ricerca di un albergo. Ma la zona nella quale mi trovo é una zona tranquilla, abbastanza sicura e turisticamente molto frequentata. Allora decido di affrontare ancora l´ultima salita poco dopo le sei di sera. La salita con pendenze anche sopra il nove percento la affronto in modo accellerato ed arrivo in cima pocho dopo le sette. Avevo fatto bene a riposare in modo adeguato la notte prima. Ora anche dopo piu di 250 chilometri mi sento ancora molto bene e ho le forze necessarie per affrontare la salita senza andare fuori giri. In cima non spreco tempo e scendo a tutta. Voglio trovare in tempo l´albergo e devo ancora comprare i panini per la colazione di domani. Alle otto meno un quarto ho fatto la doccia e pochi minuti prima che chiude il supermercato del paese Sant´ Egidio del Monte Albino riesco ancora a comprare due panini ed un litro di succo di frutta. Sta andano tutto alla grande. Con un sorriso ritorno in albergo.

    Sta sera mangio la pizza ed un pezzo di torta alla fragola. Chilometri percorsi 290 con un dislivello di quasi 4000 metri di dislivello. Costo di pernottamento 45Euro.Costo della cena: 12 Euro - Una pizza capriciosa, un litro di acqua, torta alla fragola, lattina di Coca. Benvenuto al Sud. Al bar incontro un ciclista locale e ci beviamo due birrette.  Verso le ore dieci vado a dormire.

     

     

  • Giorno 6

    Giorno sei. Puntuale coll´alba mi rimetto a pedalare. È il primo giorno sulla via di ritorno. So giá che oggi ci sara una giornata molto impegnativa con gli ultimi veri disvlivelli del giro. Praticamente oggi si attraversa lo stivale partendo da Nocera al Mar Tirreno per raggiungere attraverso le colline di Campobasso e Trivento il Mare Adriatico. Decido che oggi si fara sul serio. Oggi tiro dritto e non mi fermo fin quando il mare Adriatico é in vista. Ho deciso che mi sono rotto le palle con il meraviglioso Sud. Oggi sono previsti 290km con piu o meno altri 4000 metri di dislivelli su tanti piccoli strappi e colline. 

    Parto alle sei della mattina in direzione Avellino. Studiando la traccia avevo notato che oggi si percorreranno lunghi tratti isolati e lontani da zone abitate. Do un ultima occhiata ai copertoni. Loro ci sono. Dopo 1400 chilometri sembrano ancora come nuovi. Era la scelta giusta di metterli nuovi prima della partenza. Con i primi chilometri verso il lungo falsopiano in direzione Avellino mi lascio sulle spalle la pianura sul livello del mare e nella localita di San Bartolomo inizio con una salita di 5 chilometri verso il Monte Bufoni in quota 400 metri dal mare. Prima di Avellino non riesco quasi a respirare. L´aria é letteralmente bruciata. Distante sulle colline si notano i tanti fuochi nei boschi. A tratti penso che non vedo l´ora di lasciarmi dietro le spalle il Sud prima che mi distruggo i polmoni con questa aria bruciata. Durante le salite i polmoni bruciano come se avrei respirato un detersivo troppo acido. 

    Nella tarda mattina Avellino é raggiunto ed i primi 50 km della giornata sono andati. Ad Avellino non mi fermo neanche. So che manca ancora un bel po di strada e tiro dritto. Poco dopo Avellino passo da un maso che si trova lungo la traccia. Vedo il padrone che entra in casa e che lascia il cancello del suo giardino aperto. Appena che il proprietario é sparito nella sua casa, noto i suoi due cani che dal giardino abbaiando corrono verso di me. Accelero ma non c´é niente da fare i due cani ormai mi hano raggiunto ed abbaiando mi corrono vicino le gambe. Inizio a gridare, ma questi non si fermano. Ad un tratto tiro con la gamba un calcio verso uno dei due cani che si avvicina troppo. Non so dove lo ho colpito. Ma lo ho colpito in pieno con il tallone della scarpa. Il cane si ferma urlando. Quando noto che anche l´altro cane si ferma di fronte al mio gridare io mi giro e come se non fosse stato niente continuo la mia strada. Pedalo come un pazzo e dopo un paio di chilometri quando ho esaurito la mia scorta delle bestemmie pian piano mi tranquillizzo. 

    Topo un po di tempo mi sono ripreso dello spavento. Ormai durante il mio viaggio nel bel paese i spaventi mattutini sono diventati routine. Ridi che ti passa! Con un sorriso trovo nuovamente il coraggio di godermi il panorama stupendo lungo le colline infinite. Niente macchine, niente case. Sembra quasi che sono ritornato in Toscana. Poco distante noto nuvole nere e pesanti. Il maltempo si annuncia. Mentalmente mi prepare per il peggio, perché io ne sono certo. Oggi non mi fermo piú fin quando non ho raggiunto l´Adriatica. Punto e basta. Cerco di risparmiare le energie per il tentativo di attraversare il temporale che sento da lontano. E pochi minuti dopo inizia a piovere. Viene giú tanta di quella acqua che a tratti non vedo come il cerchione tocca la strada. Non sento piú tuoni e non vedo fulmini. Allora non mi fermo neanche. La giacca la metto mentre pedalo. Si va! Dopo una cinquantina di chilometri in totale solitudine raggiungo il borgo Benvento e finalmente smette di piovere. 

    Grazie alla giacca antipioggia sono rimasto bello caldo ed ora che c´é il sole la maglia che si é bagnata solo un po dal sudore si asciuga in pochi minuti. Sono molto contento di aver trovato finalmente l´abbigliamento ideale per le mie esigenze. Poco dopo mezzogiorno sul conto ci sono circa una centinaia di chilometri con piu di duemilla metri di dislivello. Sono un amante di queste infinite colline e dei tanti strappi. Per me che sono abituato lo Stelvio queste salite qui non presentano grandi difficoltá. Tutti il pomeriggio si sale e si scende. Il cielo é di nuove sereno ed il sole asciuga le strade bagnate. Devo stare molto attento nelle discese delle colline. A tratti si scende con pendenze che superano il dieci percento. Con le strade bagnate che sono pieno di polvere non si scherza. So d´esperienza che ste strade possono diventare una pista da slittino.

    Il tempo passa. Mi lascio sulle spalle le localita Campobasse e Trivento e poi finalmente dopo le diciotto della sera in lontananza vedo il mare. Mancano ancora una cinquantina di chilometri e l´Adria é raggiunta. Capisco che ormai é fatta. Una volta raggiunto il mar Adriatico mancano circa 700 chilometri pianeggianti fino a Venezia. Con 240km nelle gambe e altri 3500metri di dislivello mi butto dall ultima collina in direzione mare. Oggi sono stramotivato e mi sento invincibile. Con le gambe di una gazella ed il cuore di un leone che ormai é convinto di averla fatta pedalo in direzione mare. E poi arriva il vento. Non succede spesso e quando é successo poco dopo ce lo dimentichiamo spesso. Ma lui esiste. Ognitanto esce dal suo buco e ci porta al traguardo. Il famoso vento boia a favore. Ed oggi capita a me! Gli ultimi cinquanta chilometri vengo spinto letteralmente con velocitá sopra i 47 chilometri orari in direzione mare. Devo addirittura stare attento che da dietro il vento non mi porta via il manubrio. Come un razzo raggiungo il mare attraverso gli ultimi chilometri pianeggianti. Nella localitá Casalbordino prendo il primo albergo che mi capita. E faccio la solita spesa per la colazione.  

    La spiaggia di Casalbordino é completamento vuota. I turisti? Gia da tempo che sono spariti. Si nota che sta per iniziare il periodo scolastico e che la stagione al mare ormai é finita. In albergo trovo gente molto simpatica e diventa un bella serata. Sta sera mangio spaghetti alle vongole, un insalata ed un po di carne. Prima di andare a dormire vedo che per Venezia effettivamente mancano pocho meno di settecento chilometri. Decido di chiudere il giro entro i prossimi due giorni. 

  • Giorno 7

    La sveglia del garmin suona alle due della mattina. Con il pensierio, che ormai ce l´avrei fatta, decido che sta mattina faccio il ribelle e mi rimetto di nuovo nel letto:" Chi sene frega, ormai é fatta. Mancano meno di 700km. In due giorni sara una passeggiata tranquilla lungo le spiagge dell Adria." E cosi fu. Dormo altre quattro e mi alzo poi verso le sei della mattina. Faccio colazione e riparto alle sei e mezza. Oggi aspettano 295km pianeggianti lungo il mare Adriatico. 

    Del settimo giorno c´é poco da raccontare. Alla mattina trovo un po di vento contro, mentre al pomeriggio il vento decide di riposare. Pedalo tutto il giorno lungo il mare. La spiaggia del mare Adriatico é pochi metri distante. Le temperature sono belle fresche intorno i 25 gradi. È settembre e le spiaggie sono semivuote. C´é poco traffico e procedo senza problemi. A mezzo giorno mangio una bella milanese e due porzioni di patate fritte. Con gli anni mi sono abituato a mangiare cose consistenti durante le lunghe pedalate. Da tempo che evito schifezze come barette o gel e mi trovo bene cosi. Dopo branzo diventa un pomeriggio solitario con panorami stupendi. Attraverso l´Abruzzo e le Marche e penso alle colline infinite che avevo affrontato in queste zone durante Italiainbici l´anno scorso. Invece oggi passo le due regioni completamente in pianura. Italiainbici e Giro delle Repubbliche Marinare, due giri completamente diversi. L´aria salata del mare pulisce i polmoni. 

    Prima della partenza avevo tanto rispetto delle pianure di questo giro. Ed invece adesso quasi quasi sta pianura diventa un occasione per rilassarmi e per recuperare. Era totalmente infondata la mia paura immaginaria contro la pianura. Verso le ore qinque del pomeriggio inizia a piovere e la pioggia non finisce piú. Decido dopo 295km di prendere un albergo a Marotta poco prima di Pesaro che si trova nella zona di San Marino. 

    È l´ultima sera prima dell arrivo e capisco che sta sera me la godero l´ultima volta. In camera mi faccio la doccia. Lavo il vestiario nel lavandino. Mi vesto per uscire e come quasi ogni sera vado al supermercato per organizzarmi la colazione del giorno dopo. Fatto tutto questo vado a visitare un po il borgo e mi reco a cena. Sta sera mangio un insalata di frutti di mare e pesce alla griglia. Nel ristorante sono molto gentili. Dopo aver raccontato un po del mio viaggio si ride e si scherza. Il cameriera spiega che anni fa anche lui era un ciclista. Le sue parole: Tempo facevo le gare. Durante i fine settimana con la bici facevo il gallo nel pollaio. Ridendo gli racconto del mio Prestigio anni fa quando frequentavo ancora le granfondo. Gli racconto che grazie al Tour d´Ortles una volta organizzato dal mitico Concin Giancarlo avevo scoperto la Valtellina Extreme e da li mi sono perso nelle lunghe distanze e nella filosofia delle Randonnee e del cicloturismo di viaggio. Avevo forse incontrato al momento giusto le persone giuste. Altrimenti probabilmente ancora oggi sarei li alla caccia dello strudel nelle gare del fine settimana. Oggi il ciclismo per me va ben oltre delle gare che per me sono un unica rottura di scatole. Io ho deciso di andare oltre. L´obiettivo mio é di tenere in forma il fisico nel tempo senza distruggerlo, conoscere e scoprire con la bici nuovi paesi e paesaggi, andando alla ricerca di me stesso e nuove conoscenze. La bici per me é un viaggio continuo. Niente di piú e niente di meno. Non mene frega del tempo di percorrenza o della pubblicazione del mio risultato per far vedere quanto bravo e veloce sono stato. A me interessa scoprire il paese.  Con la bicicletta ho l´occasione di scoprire come e dove vive veramente la gente, vedi anche le retrovie dei luoghi dove passi che normalmente non fanno vedere ai turisti. Tutte ste cose gareggiando non le vedo, perché mi intrappolo dietro un numero che mi metto sulla schiena.... Il cameriere ascolta molto interessato i i miei ragionamenti. Ma dopo un po perde la concentrazione e dice che domani andra in bici anche lui. Ma oggi ci berremo ancora un paio di grappini. Ridendo lo osservo un po, e capisco. Quest´anima allegra, con il suo naso rosso e il pancione di birra domani non andra da da nessuna parte. Dopo il dolce il ristorante é vuoto e stavo gia per andarmene, ma poi il cameriere arriva con un vasoio pieno di grappe fatte in casa. Dopo avermi spiegato come funziona il saluto alcoolico della casa e dopo la seconda grappa si siede ed inizia a raccontare i suoi annedoti ciclistici di tempi gloriosi e passati. Con la pancia strapiena e con i dolci riccordi del viaggio che ho appena vissuto mi rilasse e mi metto ad ascoltare le battaglie del cameriere e mentre lui racconta mi viene l´idea che quest´Italia é proprio un paese pieno di simpaticoni, fenomeni e buongustai. Dopo aver bevuto due grappini e qualche birra verso le undici di sera mi metto a dormire mezzo ubriaco.

  • Giorno 8

    Giorno 8! L´ultimo giorno mancano poco piú di 330km pianeggianti lungo l´Adria fino Venezia con qualche strappo nel parco naturale del Monte San Bartolo nelle vicinanze di San Marino. 

    L´ultimo giorno mi alzo alle sei della mattina. Mi gira un po la testa. I grappini e le birre del giorno prima portano i loro risultati. Decido di fare colazione, di prendermi con calma tutto il tempo che mi serve, e poi una volta dopo essermi messo in sella, di tirare dritto tutti i 330km fino al traguardo a Malcontenta. E cosi verso le sette mi metto in sella. Per fortuna subito alla mattina entro nel Parco Naturale del Monte San Bartolo. Sugli strappi iniziali trovo l´occasione di bruciare l´ultimo alcool che si trova nel mio sangue. Pian piano passa anche il mal di testa. Una volta attraversato il Parco del Monte San Bartolo che si trova a Sud di Cattolica si entra nella Pianura Padana.

     Da ora in poi fino al traguardo non ci saranno salite. La cima Coppi sara il soprapassaggio dell autostrada. Highlight della giornata é l´attraversamento del fiume Po. Col vento a favore gli ultimi 200km sono una vera e propria passeggiata rilassante in pianura. Raggiungo Malcontenta verso le sette di sera. Mi sento bene e lo stato d´animo é alle stelle.

     Dormo nell albergo Palladino, dove avevo anche dormito prima della partenza. Sta sera mi godo una bella cena con un piatto di spaghetti aglio olio ed una bistecca al sangue con patatine fritte ed insalata. 

    L´ultima cena é una cena in solitaria. Nella mia testa girano troppe impressioni di storie ed episodi vissuti in poco tempo. Girano immagini di Genova e le Cinque Terre, e nello stesso momento vedo le mondizie di Roma, le colline della Toscana e gli immagini della Costiera Amalfitana. Capisco che ho bisogno di tempo per digerire il viaggio anche mentalmente. Verso le dieci di sera vado a letto. Sono contento e come al solito mi dispiace che il viaggio é gia finito. 

    Il giorno dopo verso le dieci mi dirigo verso la stazione ferroviale di Mestre, la quale raggiungo dopo una corta avventura con la bici in superstrada. Alle undici e mezza prendo il treno per Verona e Brennero. Alle tre del pomeriggio raggiungo Bolzano. Gli ultimi trenta chilometri me li godo in bicicletta e raggiungo Merano nel tardo pomeriggio.

    Quasi non ci credo che tutto é andato cosi facile. A parte qualche spavento alla mattina non avevo mai problemi fisici o guasti tecnici. Ed anche sta volta devo un grazie al mio meccanico di fiducia. Come al solito, anche se é caro, lui il suo lavoro lo ha fatto alla perfezione. Durante il mio viaggio, la bici e l´equipaggio funzionava sempre e senza problemi. Niente difetti, guasti o danni. Sono molto soddisfatto. Il Giro delle Repubbliche Marinare per me era un pieno successo e la conferma che forse é ora di fare un passo avanti con i miei progetti ciclistici.

  • Resoconto e previsioni

    Il Giro delle Repubbliche Marinare per me é stato un pieno successo. Mi sono divertito molto. Penso che ormai per i lunghi viaggi ho trovato il mio ritmo ed i miei modi di fare che funzionano. Sono arrivato alla conclusione, che quando riesco a tenere il mio ritmo, sono capaci di arrivare ovunque e finire qualsiasi percorso. 

    Penso che il Giro delle Repubbliche Marinare é un percorso con una certa garanzia di fattibilitá per chi sa gestirsi e darsi i tempi necessari. Il percorso contiene dislivelli modesti e lungo la traccia ci sono abbastanza occasioni per recuperare. Il Giro delle Repubbliche Marinare dal punto di vista panoramico puo solo essere consigliato. Io consiglio il brevetto permanente. Dal Giro delle Repubbliche Marinare ho imparato che non devo temere le pianure. Ho imparato che sono molto piú forte di quanto pensavo sia in pianura che in salita. Ho imparato anche che quando una volta il fondello c´é, la questione del andare forte non é piú una questione di essere capace o non, ma una questione di volere o non volere con la testa. 

    Per quanto riguardo le previsioni, penso di essere su una strada piú che buona per quanto riguarda i miei obiettivi ciclistici. Penso che l´anno prossimo se c´é l´occasione puo anche essere il momento di tentare un primo viaggio lontano dall´Italia. È gia da tempo che ho qualcosa in mente. Vedro strada facendo. 

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